Inside Sake Photo Contest 2020

Il contest fotografico sul sake giapponese compie cinque anni: è tempo di considerazioni.

Approfondimento

A cura di G. Baldini

Attraverso le parole dei due fotografi M. Crivellin e M. Triarico, coinvolti nella realizzazione del Sake Photo Contest, possiamo comprendere quali sono le difficoltà e gli aspetti complessi che emergono nella rappresentazione del sake giapponese.

Photo/ Credits, M. Crivellin.

Per votare e vedere tutte le opere in concorso, consultare Instagram: Firenzesake_official

Sake Photo Contest: un mezzo per comunicare il sake giapponese.

Anche quest’anno Firenzesake organizza il Sake Photo contest in collaborazione con la scuola internazionale di fotografia APAB di Firenze. Si tratta dell’unico concorso fotografico in Italia il cui tema è il sake giapponese nelle sue diverse espressioni grafiche e fotografiche.  

La prima edizione risale al 2015, fortemente voluta e resa possibile grazie alla sinergia creata dal direttore della scuola internazionale di fotografia APAB, Marco Triarico, e del docente di Still Life & Interni, Marco Crivellin. Entrambi, Triarico e Crivellin, fotografi professionisti con alle spalle l’esecuzione di importanti lavori per aziende internazionali e di moda. Sono stati loro  a riconoscere fin da subito nel progetto del contest un medium per poter raccontare attraverso le etichette di sake giapponese quell’autenticità e unicità della cultura e tradizione del Sol levante. Le bottiglie di sake sono apparse ai loro occhi come icone e messaggere della storia del Giappone e anche della sua modernità.

“La particolarità delle bottiglie che ci venivano mostrate – ricorda Triarico  la prima presentazione in aula del sake photo contest– fu da subito evidente: non erano etichette pensate per un mercato italiano o Europeo, quanto piuttosto espressione grafica, vera e autentica, del Giappone…Quei segni riportati sulle etichette, per certi versi, potevano anche sembrare dei  disegni astratti a chi magari non conosce gli ideogrammi giapponesi. Le etichette d’altro canto erano perfette per valorizzare la tipicità del lavoro della cantina e del territorio in cui quel sake viene prodotto. Come se i produttori giapponesi di sake ci dicessero “questi sono i valori che portiamo avanti…questa è la storia della nostra cantina… “

“Cosa ancora mi ha colpito? Be’ il fatto che nessuno ancora avesse pensato di sviluppare un lavoro fotografico di questo tipo! E poi dal mio punto di vista è stato come creare una sorta di gioco di specchi dove noi potevamo riflettere in tutti i sensi sulla cultura giapponese costruendo set o ambientando e contaminando le due culture, quella giapponese e quella italiana. Se comunicare significa condividere le diverse posizioni per arrivare magari a costruirne di nuove, direi che questo contest sul sake è apparsa subito come una ottima opportunità per creare un dialogo attraverso le fotografie dei nostri studenti, giovani e futuri fotografi italiani.

IL SAKE E' UN FERMENTATO RAFFINATO, DAI TONI DELICATI E PROFONDI...

“Certo, – interviene Crivellin – quello che dice il direttore Triarico è senz’altro uno degli aspetti più motivanti del Sake photo contest. Se siamo arrivati a questa nuova edizione direi che il messaggio di comunicazione, di confronto e anche di contaminazione culturale, è non solo confermato ma si è anche andato con il tempo a consolidare come elemento essenziale del concorso fotografico.”

Gli studenti della scuola che – non dimentichiamocelo sono i veri protagonisti del Sake photo contest – hanno dimostrato con le loro fotografie e con il maturare un loro stile fotografico sul sake, di saper cogliere le indicazioni date in aula e ben presto si sono impadroniti del tema sviluppandolo anche per percorsi narrativi inaspettati.”

“È chiaro che qualche volta abbiamo assistito a dei refusi figurativi o piccoli inciampi comunicativi, ma per carità un certo margine bisogna pur darlo agli studenti in quanto avere a che fare con un sistema denso di storia e di significati qual è il sake non è così facile dal punto di vista fotografico.”

“Nel cercare di comprendere il sake vieni investito da molti input. Nonostante le presentazioni fatte in aula nei mesi che precedono l’esecuzione dei lavori, il vero sake non è molto conosciuto in Italia: siamo ancorati a vecchi e spesso non del tutto attendibili stereotipi anche dal punto di vista comunicativo. Pensate alla novità del sake freddo e nel calice, per esempio…”  

“Quando si considera il sake dal punto di vista dello Still life non si deve dimenticare la difficoltà di fotografare la materia e le forme. Il vetro, satinato o lucido; i differenti colori delle bottiglie bianche, blu o marroni; la carta washi artigianale di cui si compongono alcune etichette; e infine anche i lineamenti e la peculiarità dell’impostazione grafica, costituiscono un vero e proprio sistema. Ritraendo i sake non si può prescindere da questi aspetti che devono essere fonte di ispirazione da parte del fotografo e valorizzati al momento della composizione delle immagini. “

“Infine aggiungerei che aldilà delle difficolta’ tecniche che sono implicite nel fotografare il sake giapponese – se fossimo in una palestra potrei dire che si tratta di un concorso per cinture nere di karate – bisogna anche conoscere il gusto del sake. Ebbene, assaporando il sake – sottolinea Crivellin – non si può non pensare ad una immagine: si ha come l’impressione di essere davanti ad un acquerello. Davanti al sake, tornano in mente i toni delicati e profondi e sfumati, evocativi di un immaginario lontano da cui veniamo inevitabilmente incuriositi e attratti. Questa tensione, questo stato d’animo deve trasparire dalle fotografie che altrimenti sarebbero semplici fotografie di bottiglie, prive di significato cioè prive di comunicazione e mute, senza dialogo”.

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