Dietro i Sake Days 2026 ci sono studio, relazioni e una precisa idea di mediazione culturale. Un progetto dedicato al sake e alla cultura enogastronomica giapponese, costruito attraverso degustazioni, incontri e collaborazioni.

Nel corso degli anni, i Sake Days hanno progressivamente delineato una propria identità. Prima abbiamo guardato ad un modello vicino ai Festival giapponesi, poi ce ne siamo distanziati. I Sake Days non vogliono essere un festival giapponese. E lo ammetto bisogna ancora ripeterlo a chi viene per la prima volta. Non troverete vestizione del kimono o cerimonie del tè. I Sake Days spiegano le tradizioni ed i territori partendo dalle materie prime.

I Sake Days sono una manifestazione nella quale proviamo a fornire alcune basi per comprendere la cultura enogastronomica giapponese, osservandola nelle sue trasformazioni contemporanee e nel confronto che, ormai da decenni, intrattiene con la cultura europea e con quella anglosassone.

In questa sesta edizione una menzione particolare va a Promowine e ad Officina Creativa Lab by Artex, che gestisce in modo eccezionale gli spazi del Conventino Oltre le Mura. Il Conventino non rappresenta soltanto la sede della manifestazione, ma contribuisce concretamente alla sua atmosfera e alla sua identità. È grazie a questa sinergia che è stato possibile costruire questa sesta edizione dei Sake Days e trasformare ancora una volta un’idea, sostenuta soprattutto dalla volontà e dall’entusiasmo delle persone, in una manifestazione reale.

Oltre il sake: bevande, cucina e cultura giapponese

Ai Sake Days parleremo naturalmente di sake, ma non soltanto di sake. In fondo la parola Sake si riferisce a tutte le bevande alcoliche giapponesi. E quindi ben vengano i vini giapponesi insieme con le birre artigianali e l’umeshu. E perché non accogliere anche il tè nelle sue molteplici varietà giapponesi? 

E i Sake Days non si fermano a questo.

Parleremo di fermentazioni, di cucina, di tecnica, di materie prime, di precisione, di artigianato e di nuovi linguaggi del gusto.

 

Sommelier e professionisti si mettono in gioco

Ai Sake Days incontrerete professionisti e sommelier che hanno scelto di condividere le proprie impressioni e di mettersi in gioco. Vi prego di avere rispetto per questo gesto.

I professionisti non saliranno in cattedra. Fate attenzione: si metteranno in gioco.

Porteranno conoscenze, esperienze, dubbi, intuizioni e curiosità. Daranno il loro meglio all’interno di degustazioni costruite con serietà e, allo stesso tempo, con entusiasmo. Non saranno lezioni calate dall’alto, bensì occasioni di confronto.

Abbiatene cura.

Fate domande. Ascoltate. Partecipate. Accettate anche la possibilità di non essere d’accordo. È proprio in questo spazio di confronto che un evento culturale trova il suo significato.

Qui sotto trovate elencate le degustazioni e gli incontri che abbiamo preparato per la sesta edizione dei Sake Days. Dietro ogni appuntamento ci sono studio, tempo, relazioni e persone che hanno deciso di condividere una parte del proprio lavoro.

I Sake Days sono anche questo: un progetto che cresce attraverso incontri, collaborazioni e fiducia reciproca.

Ora possiamo cominciare a raccontarvi ciò che accadrà.

Scoprite il programma completo dei Sake Days 2026 e scegliete le degustazioni, gli incontri e gli approfondimenti ai quali desiderate partecipare. La prenotazione è fortemente consigliata, perché i posti disponibili per ogni appuntamento sono limitati.

GIOVANNI BALDINI sake

Bio.

Sono Giovanni Baldini dal 2014  promuovo il sake giapponese attraverso i corsi di formazione, gli articoli ed il sito di e-commerce, uno dei principali sake shop online in Italia dove trovare una selezione in esclusiva di veri sake. Laureato in Giurisprudenza, fotografo e manager per professione, sono diventato imprenditore per passione importando sake artigianali da piccole cantine sperdute nelle campagne o in sobborghi lontani del Giappone dove viaggio dal 2004. Spinto dalla passione ho fondato la Scuola Italiana Sake, dove svolgo la mia attività di formazione a Firenze quando non sono in Giappone a lavorare in cantina a produrre sake.