Overtourism? No grazie.

Approfondimento

A cura della redazione

Viaggiare in Giappone può essere molto più che spostarsi da un luogo all’altro: può diventare un’esperienza di gusto, di ascolto e di scoperta. Qui alcune utili informazioni per orientarsi e vivere il viaggio attraverso il cibo, il sake e gli incontri giusti. Un piccolo invito a rallentare e a guardare il Giappone da vicino.

Ebbene sì l’overtourism è approdato anche nelle grandi direttrici, urbane e non, giapponesi. Il serpentone è arrivato a dilagare nelle metropoli e a lambire le mète più note del Sol levante. E’ giunto quindi il momento di guardarsi attorno e di cercare un modello alternativo ai soliti must see. Un viaggiare consapevole, colto e magari capace di leggere il Paese anche attraverso la sua cultura gastronomica ed enologica. Da questo punto di vista il sake assume un ruolo centrale come bevanda la cui esperienza può fare la differenza come chiave di accesso a un sistema complesso fatto di agricoltura, territori, tecniche artigianali e ritualità sociali.

Un turismo orientato al gourmet consente di entrare in relazione con il Paese in modo meno superficiale, sostituendo l’accumulo seriale – e compulsivo – di luoghi iconici con esperienze di comprensione. Degustare un sake significa dare una ritmica diversa ed uno stile differente al proprio viaggiare. Significa creare la possibilità di incontrare persone locali con cui scambiare due chiacchiere sorseggiando lentamente il proprio sake al bancone. Significa saper ascoltare i consigli del proprietario e di seguirlo negli abbinamenti. Certo, se poi dietro c’è una preparazione che precede il viaggio, allora vuol dire prepararsi a vivere una esperienza memorabile, tanto come quella di una visita ad un luogo iconico, ma questa volta intima e per questo unica.

Questo stesso approccio è al centro dei corsi della Scuola Italiana Sake e dei Sake Days, evento che da alcuni anni si svolge a Firenze e che nel 2026 tornerà il 3 e 4 ottobre. Sake Days, nello specifico, è una fiera di degustazione ed un progetto culturale che propone il sake come chiave di dialogo tra Giappone e Italia, tra produttori, operatori del settore e pubblico. L’evento promuove una visione del turismo e del consumo fondata sulla conoscenza, sull’educazione al gusto e sul rispetto delle filiere produttive, anticipando e accompagnando un modo diverso di viaggiare verso il Giappone. Tokyo rappresenta oggi uno dei contesti più avanzati dove trovare nuove opportunità. Accanto alla ristorazione tradizionale e d’avanguardia, si è sviluppata recentemente una rete di sake bar specializzati che operano come veri spazi di mediazione culturale. In questi luoghi, il sake non viene semplicemente servito, ma raccontato, spiegato e contestualizzato attraverso degustazioni guidate, percorsi tematici e abbinamenti gastronomici mirati, spesso pensati anche per un pubblico internazionale.

I sake bar di Tokyo.

Un caso emblematico è Premium Sake Pub GASHUE, locale in cui le “cultural tasting experiences” proposte rispondono all’esigenza di valorizzare l’interesse crescente dei visitatori stranieri verso il sake come prodotto identitario del Giappone. Questo approccio riflette una tendenza più ampia nel settore dell’hospitality giapponese, sempre più orientato a un inbound tourism qualificato. La strategia di GASHUE si fonda su esperienze che integrano degustazione ed educazione alla cultura del sake con una programmazione molto interessante e su richiesta.

Accanto a questo modello si collocano altri indirizzi di riferimento. Hasegawa Saketen Nihonbashi unisce la funzione di storico rivenditore a quella di spazio didattico informale, con flight organizzati per stile, area geografica e metodo produttivo. Kurand Sake Market propone un format contemporaneo che abbina degustazione libera a materiali esplicativi, mappe e schede tecniche, configurandosi come luogo di alfabetizzazione al sake per un pubblico giovane e internazionale. Eureka! locale di riferimento per un pubblico altamente specializzato, rappresenta invece un ambiente più specialistico, dove le degustazioni assumono spesso la forma di veri e propri seminari con verticali e approfondimenti tecnici.

Tra le esperienze gourmet da includere in un itinerario consapevole a Tokyo merita una menzione specifica Firenze Sake, ristorante specializzato nell’abbinamento tra cucina e sake. Situato nel quartiere di Sangenjaya, il locale lavora sul concetto di pairing come strumento di comprensione, proponendo menu pensati per valorizzare il sake attraverso il cibo e viceversa. L’esperienza offerta si colloca perfettamente in una visione del turismo enogastronomico

Relazione Sake.

Ciò che accomuna queste esperienze – dai sake bar didattici di Tokyo a eventi come Sake Days –  è il superamento del consumo fine a sé stesso. Il sake diventa un linguaggio condiviso, un ponte tra culture e un mezzo per costruire relazioni più profonde con il Giappone contemporaneo. Per il viaggiatore, questo significa adottare uno sguardo più lento, capace di riconoscere valore nei dettagli di una serata passata a degustare il sake e quindi a creare una esperienza che va oltre e che ti permette di vedere altro da un punto di vista privilegiato: quello del vissuto personalmente, in modo unico ed irripetibile. Scusate se è poco.